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VIVA – PARTE II

Questo racconto non è una biografia, è un’opera di fantasia. Personaggi e situazioni sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

Un’ora dopo uscii dalla vasca e mi avvolsi nell’asciugamano. Mi guardai allo specchio, lasciai cadere l’asciugamano a terra ed iniziai ad osservarmi fuori soltanto per capire cosa stava accadendo dentro. In tutti questi anni avevo perso il controllo di me. Troppo trucco per nascondere la tristezza negli occhi, la tristezza di chi non riesce a capire cosa vuole e si sente in gabbia. Troppo mascara e troppi smokey-eye. Non uscivo di casa senza rossetto: corazza amaranto contro il mondo che pensavo non mi capisse. Anche lì davanti allo specchio avevo i residui del trucco di qualche giorno prima. Il rossetto, il mascara. Poi la mia mano aiutata da qualche dischetto di cotone tolse tutto il superfluo.

Rimase l’essenziale. E nonostante la faccia gonfia ancora dalle lacrime questo essenziale mi piaceva eccome. Tutti mi chiedono ancora cosa sia cambiato in me da un momento all’altro. Non posso di certo rivelare che è cambiato tutto mentre mi guardavo nuda mentre toglievo il trucco, metafora delle mie zavorre e dei miei problemi. In quel momento spogliandomi mi sono vista per la prima volta dopo 25 anni.

In quel momento ho capito che potevo farcela anche senza un uomo accanto a me. In quel momento ho capito che a volte posso essere io l’uomo di me stessa, proteggermi da sola, accudirmi, sentirmi speciale a prescindere.

Quello che non sapevo ancora era che di lì a poco, durante il mio cammino vivo, avrei fatto incontri strepitosi. Il più speciale di tutti sarebbe stato con un paio di occhi grandi e neri. Ma ancora non potevo immaginarlo. Decisi quindi di intraprendere il mio percorso da sola, senza pretese, facendo quello che più mi piaceva e che mi appassionava.

La sera in cui decisi di spogliarmi davanti allo specchio decisi che era ora di uscire da quella casa e godermi la Mia Sardegna. Asciugai la montagna di capelli, indossai un vestito e non presi il rossetto in mano. Presi la macchina e mi misi in viaggio, viaggiando dentro me. Quanto ho amato ed amo questa Terra. Da Nord a Sud, da Est ad Ovest. Da La Maddalena a Cagliari, da Alghero ad Olbia. Ogni volta che cammino su questa terra sento una speciale energia che non sento da nessun altra parte. Ed io ci vivo parlando di questa energia, di questa terra, nei miei libri. Ho imparato a capire che c’è molto di più del mare cristallino qui, è qui che mi sono ritrovata.

Mi fermai con la macchina in una piccola piazzola, il sole tramontava ed io mi appollaiai su un tronco d’albero per godermela. Ma ancora non era tempo, giacché il mio telefono – di cui avevo completamente ignorato l’esistenza in quei giorni- si mise a squillare incessantemente: era mia madre.

La Donna della mia vita. Risposi.

-<< Aurora! Ciao cara, come stai? Va tutto bene?>>

Le mamme speciali sono così, sentono che ti succede qualcosa anche con chilometri di distanza. Il loro sesto senso non sbaglia mai. Ti chiamano quando meno te l’aspetti e fanno finta che anche loro sono tranquille, quando muoiono perché non vogliono far altro che starti accanto.

-<< Mamma, scusa se non mi sono fatta sentire in questi giorni. Ho avuto problemi con Julian, è tornato a Parigi. E’ finita per sempre.>>

-<< Davvero tesoro? Come ti senti adesso?>>

-<< Male, ma ho preso io la decisione. Mi passerà.>>

-<<….>>

Mia madre rimase in silenzio per alcuni minuti: uno, forse dieci. Piangemmo insieme senza saperlo. Era il suo modo di starmi vicino ed io la sentivo con tutto il suo ed il mio cuore.

-<< Amore se hai deciso così vuol dire che c’è altro che ti attende, vedrai che riprenderai la tua vita in mano>>.

Aveva capito tutto, senza bisogno di dire granché. La amavo troppo ma non glielo dissi, timida quale ero.

-<< Ma a Santorini invece? Come si sta?>>

Parlammo per un’ora e mezza di quanto fosse bella la Grecia, ed io per un’ora e mezza dimenticai anche del posto in cui ero, giacché credevo di trovarmi a Santorini insieme a loro. Poi ci salutammo e attaccai il telefono. Avevo fatto il pieno di parole per la giornata. Presi la macchina e tornai indietro, a casa mia.

Facendo la strada a ritroso mi ritrovai a piedi nudi, facendo a ritroso nel mio passato. Flashback senza filtri del mio domani.

Arrivata a casa andai dritta verso il mio computer, prenotai senza pensare due volte. Il giorno dopo sarei partita per Santorini anche io. Prenotai un piccolo appartamento a picco sul mare: “Perfetta per un week-end romantico”. Effettivamente lo era, per me, un fine settimana a tu per tu con me stessa: mica cavoli. Mica con il primo che passa.

CONTINUA…

MON1