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VIVA – PARTE V

Questo racconto non è una biografia, è un’opera di fantasia. Personaggi e situazioni sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

La casa non era distante dal mio appartamento. Dieci minuti a piedi e già potevi sentire la musica. Un mega appartamento anch’esso a strapiombo sul mare, piscina con vista, musica dal volume alto ma non esagerato. Giulia mi venne incontro che sembrava una stella, radiosa e bionda con un sorriso smagliante. “Dai Sali! C’è già tantissima gente!”

I miei ricci iniziarono a correre insieme alle mie gambe su per le scale. Sorridevo e iniziavo già ad ancheggiare. Ritmo nel sangue. Amavo ballare. Duecento persone in una casa erano troppe, eppure era talmente grande che potevamo starci tutti. Arrivai a bordo piscina dove c’era il piano bar, lasciai Giulia nella cucina, finiva di preparare le ultime cose. Ordinai un Mojito, il barista lo fece senza nemmeno guardarmi negli occhi. Sintomo che ormai guardarsi negli occhi non conta più niente per qualcuno.
Peccato quel qualcuno non sia io, che negli occhi della gente cercavo risposte e luci che mi avrebbero dichiarato di che tipo era la loro anima. E la mia.

Presi il mio drink e mi misi a parlare con Petra e Paolo, erano fidanzati da qualche anno, ma glielo leggevo chiaramente negli occhi che sarebbero rimasti insieme tutta la vita. Solo per amore.

Mi allontanai qualche secondo per lasciarli soli e per rimanere io sola, in mezzo a tutta quella bella musica. Trovai un posto dove la musica si sentiva in lontananza. Mi sedetti e inizai a guardare lo spettacolo da lontano.

Il paese illuminato, la luna perfettamente piena sul mare, la festa. Respirai a pieno quell’aria magica. Ero a posto con me stessa.

Quando partì la mia canzone preferita non potevo stare più nella pelle, feci un salto e andai in pista insieme a Giulia e Luise al centro della folla. Mentre ballavo senza pensieri chiusi gli occhi e mi feci ancora più trasportare dalla magia di quell’attimo, breve ma intenso. Aprii gli occhi ed ero rimasta senza Giulia e Luise ma la folla era intensa ugualmente. Decisi di rimanere lì dove ero e di continuare a ballare con me stessa. Richiusi gli occhi e feci qualche giro su me stessa. Quando li riaprii vidi dei riccioli neri che mi venivano incontro. Occhi intensi e nocciola, come i miei. La Spagna gli nuotava dentro come faceva la Sardegna con me. E quando si avvicinò al mio orecchio destro per parlarmi e mi appoggiò una mano sulla spalla sinistra lo capii subito che non mi ero sbagliata. Mi chiese di ballare con lui ed io lo feci senza fare tanto la preziosa. Senza nemmeno conoscere il suo nome ballammo per ore intere senza stancarci un attimo. Mi piaceva, io piacevo a lui.

Mentre ballavamo mi prese per mano e ci allontanammo leggermente dal trambusto. Si presentò: Luis, trent’anni e con una voglia di vita negli occhi mai vista prima. Mi disse che era tardi e che doveva andare via e mi chiese il numero di telefono. Glielo lasciai. Non sapevo nemmeno dove lo avevo lasciato, il telefono. Me ne fregai. Andò via baciandomi tre volte sulle guance. Lo guardai andare via di schiena. Non vedevo il suo viso, ma sapevo che i suoi occhi ridevano esattamente come i miei in quel momento.

E’ estate, le cinque del mattino. Il mio viso abbronzato iniziava ad essere stanco. Così decisi di tornare al mio appartamento. Mi incamminai tra vicoletti e scalinette accompagnata dalla luce della luna magica di Santorini. Arrivai a casa e mi spogliai. Misi sul fuoco la macchinetta del caffè. Amico dei miei attacchi di panico, sempre fedele. Stavolta ero io che giuravo infedeltà.

Presi la mia tazza di caffè, indossai un vestito bianco lungo e mi buttai in piscina, insieme ai raggi della luna. Mi lasciai cullare dolcemente dall’acqua ancora tiepida da tutto il calore della giornata.

Perennemente scalza su quest’isola mi sentivo piena dentro. Riempita dai miei vuoti, li riempivo io stessa. La strana piega che stava per prendere la mia vita non potevo nemmeno immaginarla.

Dal mio appartamento immerso nel buio e dalla luce di qualche candela scorsi una luce: avevo trovato il mio telefono. Avevo riconosciuto la suoneria degli sms. Uscii dalla piscina e appoggiai la tazza al bordo, entrai dentro casa in punta di piedi, presi il telefono e mi rimisi in acqua.

“Stasera i tuoi occhi brillavano più di mille lune”

Questo era il messaggio, da un numero sconosciuto. Non poteva che essere lui, Luis.

Amavo. Amo. Amerò sempre gli Uomini che corteggiano le Donne e lo fanno in modo elegante.
Quando ti lanciano quegli sguardi che solo tu puoi interpretare perchè solo a te sono diretti. Quando se siete al tavolo insieme con degli amici e cercano il contatto fisico ma senza essere volgari: una mano sulla spalla, sfiorarsi ma senza toccarsi realmente. Un messaggio come questo. Sdolcinato vero, ma al punto giusto, giusto per non cadere nel ridicolo. Per non farmi scappare. Il mio cuore che pensavo fosse diventato di pietra si sciolse con poche e semplici parole. Mi sentivo desiderata. Dopo anni.

Mi sentivo Viva, Ancora.

La mia vita sembrava ripartire da quel messaggio. Quel sangue Spagnolo ci sapeva fare. Ma io non volevo niente di serio con nessuno. Il mio cuore era ancora un groviglio che solo io potevo snodare.

Così decisi alle sette del mattino di fare una cosa che la vecchia Aurora non avrebbe mai fatto: gli risposi. Ci scambiammo qualche messaggio, ci saremmo visti la sera dopo per cena.

Uscii dalla piscina sorridente, come una quattordicenne. Mi tolsi il vestito bagnato e mi avvolsi in un asciugamano. Quella notte dormii sotto le stelle.

I raggi del sole mi svegliarono poche ore dopo. Sognai forte. Come si sogna quando si provano emozioni forti. Decisamente viva, indubbiamente unica.

Non avevo programmato niente per quella giornata, se non per la sera, quando avrei visto Luis per cena. Rimasi tutto il giorno da sola. Pranzai con un’insalata e nel pomeriggio girai per i vicoletti vicino alla casa. Scalza. Perennemente scalza. Amavo sentire la terra sotto i miei piedi.

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Un’Isola da Indossare

La Mia Isola: tanto amata quanto criticata. Si cerca lavoro altrove, in altre città, ma se troviamo un lavoro fuori cerchiamo sempre un modo per tornare. Cerchiamo sempre di fuggire durante l’inverno, ma quando fuggiamo non vediamo l’ora di tornare (e non badiamo che sia estate o inverno). Cerchiamo disperatamente una via di fuga, ma non abbiamo capito che la via di fuga è dentro di noi. Critichiamo ogni angolo quando vediamo spazzatura a terra, ma non ci inchiniamo per raccoglierla e per buttarla. Cerchiamo il difetto anche nelle piccole cose (queste aiuole le hanno fatte male, queste piante sono orrende, ma qui nessuno si occupa delle strade in condizioni pietose?), ma se arriva un forestiero e parla male della nostra Isola partiamo in quarta perchè “posto migliore di questo non lo trovi”. Il magone che ci viene quando ci trasferiamo in città e non possiamo vedere il mare non possiamo spiegarlo nemmeno a parole: il mare ci vive dentro, ci chiama. Ed i nostri occhi potranno vedere mille mari, mille tramonti, mille posti incantevoli ma quando dopo una lunga assenza saliamo i gradini del traghetto e la vediamo lì, tranquilla, regina, piccola ma piena di meraviglie nascoste, in tempesta o durante una giornata afosa promettiamo silenziosamente a noi stessi che non l’abbonderemo mai, questo piccolo angolo di paradiso che amiamo e a volte non sopportiamo. Promettiamoci silenziosamente di dare noi l’esempio a chi viene a visitarci da lontano (o da vicino), promettiamoci silenziosamente che anche se a volte questo posto ci sta così stretto ci calza a pennello come il nostro vestito preferito, perché se vogliamo fuggire da qui vorremo senz’altro fuggire anche dove siamo diretti. Promettiamoci silenziosamente di essere silenziosi, di non puntare sempre il dito su ogni singola persona che vediamo passare mentre siamo seduti al bar. Promettiamoci di essere rispettosi l’uno con l’altro, di non scappare di fronte ai problemi di questo posto. Silenziosamente promettiamoci di non metterci i bastoni fra le ruote l’uno con l’altro, ma di aiutarci a vicenda, senza voler nulla in cambio. Silenziosamente promettiamoci di rendere questo posto un vero gioiello, iniziando dalle persone che questo gioiello lo indossano.

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Federica

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