Riflessioni

Brevi Storie

Vorrei raccontarti una storia. Di quelle che non hanno una fine perché non hanno mai avuto un vero inizio. Di quelle che porti sempre nel cuore perché le hai solo immaginate. Di quelle che hai immaginato talmente forte che poi qualcosa è diventato realtà.
Non giocare sporco, riuscirei a capirlo. Gioca e basta. Svelami le tue carte, io ti svelerò le mie come fanno le cartomanti: leggo te per leggere me.
Due le tengo in alto stese verso il cielo. Leggermente in penombra, quasi mai alla luce. Lasciale brillare come i cristalli alla luce tiepida dell’alba.

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Percorsi Introspettivi

Ho percorso la pelle con le dita. Tutti i giorni per tutta la vita. Ho tracciato percorsi immaginari di mani diverse. Ho sepolto le aspettative in basso, talmente in basso, da scordarne il profumo. Inebriante e velenoso allo stesso tempo. Insieme alle aspettative ho sepolto le mie ceneri. Le mie ceneri, non i miei sbagli. Quelli conviene tenerli bene ancorati alla realtà: mi ricordano dove non devo più andare, perchè ci sono già stata, e non è finita bene. Ho seminato semi dove pensavo vi fosse un terreno arido per poi riscoprilo fertile, dopo mesi, dopo anni. E pieno di fiori. Con le spine. Ma fiori. Come Rose scarlatte.

Questa incessante ricerca del sapere dove mi porterà? Quanto ancora dovrò scavare? Quante persone dovranno passare nel mio cammino? Chi si fermerà per poco? Chi per tutta la vita?

Io mi fermerò tutta la vita. Sicuramente: non posso mica abbandonare me stessa.

E allora rinizio da me. Da oggi. Per Sempre.

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Un’Isola da Indossare

La Mia Isola: tanto amata quanto criticata. Si cerca lavoro altrove, in altre città, ma se troviamo un lavoro fuori cerchiamo sempre un modo per tornare. Cerchiamo sempre di fuggire durante l’inverno, ma quando fuggiamo non vediamo l’ora di tornare (e non badiamo che sia estate o inverno). Cerchiamo disperatamente una via di fuga, ma non abbiamo capito che la via di fuga è dentro di noi. Critichiamo ogni angolo quando vediamo spazzatura a terra, ma non ci inchiniamo per raccoglierla e per buttarla. Cerchiamo il difetto anche nelle piccole cose (queste aiuole le hanno fatte male, queste piante sono orrende, ma qui nessuno si occupa delle strade in condizioni pietose?), ma se arriva un forestiero e parla male della nostra Isola partiamo in quarta perchè “posto migliore di questo non lo trovi”. Il magone che ci viene quando ci trasferiamo in città e non possiamo vedere il mare non possiamo spiegarlo nemmeno a parole: il mare ci vive dentro, ci chiama. Ed i nostri occhi potranno vedere mille mari, mille tramonti, mille posti incantevoli ma quando dopo una lunga assenza saliamo i gradini del traghetto e la vediamo lì, tranquilla, regina, piccola ma piena di meraviglie nascoste, in tempesta o durante una giornata afosa promettiamo silenziosamente a noi stessi che non l’abbonderemo mai, questo piccolo angolo di paradiso che amiamo e a volte non sopportiamo. Promettiamoci silenziosamente di dare noi l’esempio a chi viene a visitarci da lontano (o da vicino), promettiamoci silenziosamente che anche se a volte questo posto ci sta così stretto ci calza a pennello come il nostro vestito preferito, perché se vogliamo fuggire da qui vorremo senz’altro fuggire anche dove siamo diretti. Promettiamoci silenziosamente di essere silenziosi, di non puntare sempre il dito su ogni singola persona che vediamo passare mentre siamo seduti al bar. Promettiamoci di essere rispettosi l’uno con l’altro, di non scappare di fronte ai problemi di questo posto. Silenziosamente promettiamoci di non metterci i bastoni fra le ruote l’uno con l’altro, ma di aiutarci a vicenda, senza voler nulla in cambio. Silenziosamente promettiamoci di rendere questo posto un vero gioiello, iniziando dalle persone che questo gioiello lo indossano.

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Federica

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