Mese: ottobre 2015

Anime che Bussano

Ho sempre pensato che nella vita da soli non si arriva da nessuna parte, l’ho sempre pensato e sempre ne sono stata convinta. Sino a qualche tempo fa.
Effettivamente da qualsiasi parte io mi giri, mi rivolti a cercare vedo gente in compagnia, le persone sole non ci vogliono stare e questo l’ho capito da quando sono nata. Le persone hanno paura di rimanere sole e anche questo l’ho capito da quando sono nata, da quando mamma mi lasciava all’asilo e io piangevo disperata. Ma davvero la medicina per non soffrire di solitudine è la compagnia degli altri?
E’ questo che non ho mai capito. Siamo unici individui che non riescono a stare soli. Ma come è possibile? Perché non riusciamo a stare da soli? Perché sentiamo quel dolore al petto ogni volta che ci sentiamo soli, ma non sarà forse che la medicina per la solitudine siamo noi stessi e non gli altri?
Ma sarà che usiamo gli altri come pretesto ed in realtà trascuriamo noi stessi? Sarà che non riusciamo più a parlare con la nostra anima? Sarà che questa società ci vuole portare fuori pista? Facendoci credere che se hai 40 anni e non hai nessuno a fianco sei un fallito? Ma chi le detta queste regole? Noi o gli altri? Ma chi le ha inventate! Se a 40 anni sei sposato e hai figli sei una persona per bene, se a 40 anni lavori e vivi da solo ti commiserano! Perché per giudicare una persona dobbiamo far riferimento a quello che hanno, comprese le loro relazioni? Non riusciamo a capire le persone come individui! Una persona può bastarsi benissimo da sola. Perché le persone si struggono e si rovinano quando rimangono sole? Perché danno tutta la colpa agli altri? Quando l’Anima bussa è solo per ricondurci dal posto in cui siamo realmente nati.

Annunci

VIVA – PARTE V

Questo racconto non è una biografia, è un’opera di fantasia. Personaggi e situazioni sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

La casa non era distante dal mio appartamento. Dieci minuti a piedi e già potevi sentire la musica. Un mega appartamento anch’esso a strapiombo sul mare, piscina con vista, musica dal volume alto ma non esagerato. Giulia mi venne incontro che sembrava una stella, radiosa e bionda con un sorriso smagliante. “Dai Sali! C’è già tantissima gente!”

I miei ricci iniziarono a correre insieme alle mie gambe su per le scale. Sorridevo e iniziavo già ad ancheggiare. Ritmo nel sangue. Amavo ballare. Duecento persone in una casa erano troppe, eppure era talmente grande che potevamo starci tutti. Arrivai a bordo piscina dove c’era il piano bar, lasciai Giulia nella cucina, finiva di preparare le ultime cose. Ordinai un Mojito, il barista lo fece senza nemmeno guardarmi negli occhi. Sintomo che ormai guardarsi negli occhi non conta più niente per qualcuno.
Peccato quel qualcuno non sia io, che negli occhi della gente cercavo risposte e luci che mi avrebbero dichiarato di che tipo era la loro anima. E la mia.

Presi il mio drink e mi misi a parlare con Petra e Paolo, erano fidanzati da qualche anno, ma glielo leggevo chiaramente negli occhi che sarebbero rimasti insieme tutta la vita. Solo per amore.

Mi allontanai qualche secondo per lasciarli soli e per rimanere io sola, in mezzo a tutta quella bella musica. Trovai un posto dove la musica si sentiva in lontananza. Mi sedetti e inizai a guardare lo spettacolo da lontano.

Il paese illuminato, la luna perfettamente piena sul mare, la festa. Respirai a pieno quell’aria magica. Ero a posto con me stessa.

Quando partì la mia canzone preferita non potevo stare più nella pelle, feci un salto e andai in pista insieme a Giulia e Luise al centro della folla. Mentre ballavo senza pensieri chiusi gli occhi e mi feci ancora più trasportare dalla magia di quell’attimo, breve ma intenso. Aprii gli occhi ed ero rimasta senza Giulia e Luise ma la folla era intensa ugualmente. Decisi di rimanere lì dove ero e di continuare a ballare con me stessa. Richiusi gli occhi e feci qualche giro su me stessa. Quando li riaprii vidi dei riccioli neri che mi venivano incontro. Occhi intensi e nocciola, come i miei. La Spagna gli nuotava dentro come faceva la Sardegna con me. E quando si avvicinò al mio orecchio destro per parlarmi e mi appoggiò una mano sulla spalla sinistra lo capii subito che non mi ero sbagliata. Mi chiese di ballare con lui ed io lo feci senza fare tanto la preziosa. Senza nemmeno conoscere il suo nome ballammo per ore intere senza stancarci un attimo. Mi piaceva, io piacevo a lui.

Mentre ballavamo mi prese per mano e ci allontanammo leggermente dal trambusto. Si presentò: Luis, trent’anni e con una voglia di vita negli occhi mai vista prima. Mi disse che era tardi e che doveva andare via e mi chiese il numero di telefono. Glielo lasciai. Non sapevo nemmeno dove lo avevo lasciato, il telefono. Me ne fregai. Andò via baciandomi tre volte sulle guance. Lo guardai andare via di schiena. Non vedevo il suo viso, ma sapevo che i suoi occhi ridevano esattamente come i miei in quel momento.

E’ estate, le cinque del mattino. Il mio viso abbronzato iniziava ad essere stanco. Così decisi di tornare al mio appartamento. Mi incamminai tra vicoletti e scalinette accompagnata dalla luce della luna magica di Santorini. Arrivai a casa e mi spogliai. Misi sul fuoco la macchinetta del caffè. Amico dei miei attacchi di panico, sempre fedele. Stavolta ero io che giuravo infedeltà.

Presi la mia tazza di caffè, indossai un vestito bianco lungo e mi buttai in piscina, insieme ai raggi della luna. Mi lasciai cullare dolcemente dall’acqua ancora tiepida da tutto il calore della giornata.

Perennemente scalza su quest’isola mi sentivo piena dentro. Riempita dai miei vuoti, li riempivo io stessa. La strana piega che stava per prendere la mia vita non potevo nemmeno immaginarla.

Dal mio appartamento immerso nel buio e dalla luce di qualche candela scorsi una luce: avevo trovato il mio telefono. Avevo riconosciuto la suoneria degli sms. Uscii dalla piscina e appoggiai la tazza al bordo, entrai dentro casa in punta di piedi, presi il telefono e mi rimisi in acqua.

“Stasera i tuoi occhi brillavano più di mille lune”

Questo era il messaggio, da un numero sconosciuto. Non poteva che essere lui, Luis.

Amavo. Amo. Amerò sempre gli Uomini che corteggiano le Donne e lo fanno in modo elegante.
Quando ti lanciano quegli sguardi che solo tu puoi interpretare perchè solo a te sono diretti. Quando se siete al tavolo insieme con degli amici e cercano il contatto fisico ma senza essere volgari: una mano sulla spalla, sfiorarsi ma senza toccarsi realmente. Un messaggio come questo. Sdolcinato vero, ma al punto giusto, giusto per non cadere nel ridicolo. Per non farmi scappare. Il mio cuore che pensavo fosse diventato di pietra si sciolse con poche e semplici parole. Mi sentivo desiderata. Dopo anni.

Mi sentivo Viva, Ancora.

La mia vita sembrava ripartire da quel messaggio. Quel sangue Spagnolo ci sapeva fare. Ma io non volevo niente di serio con nessuno. Il mio cuore era ancora un groviglio che solo io potevo snodare.

Così decisi alle sette del mattino di fare una cosa che la vecchia Aurora non avrebbe mai fatto: gli risposi. Ci scambiammo qualche messaggio, ci saremmo visti la sera dopo per cena.

Uscii dalla piscina sorridente, come una quattordicenne. Mi tolsi il vestito bagnato e mi avvolsi in un asciugamano. Quella notte dormii sotto le stelle.

I raggi del sole mi svegliarono poche ore dopo. Sognai forte. Come si sogna quando si provano emozioni forti. Decisamente viva, indubbiamente unica.

Non avevo programmato niente per quella giornata, se non per la sera, quando avrei visto Luis per cena. Rimasi tutto il giorno da sola. Pranzai con un’insalata e nel pomeriggio girai per i vicoletti vicino alla casa. Scalza. Perennemente scalza. Amavo sentire la terra sotto i miei piedi.

76a68f62de_1140958_med